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6 Luglio 2011 Versione Stampabile

6 LUGLIO, IL CONSIGLIO VOTA LA SFIDUCIA AL PRESIDENTE

Domenico IngaFinalmente, un giorno prima della scadenza imposta dallo Statuto, il Consiglio comunale è convocato per pronunciarsi sulla richiesta di sfiducia del Presidente, Domenico Inga.
L’iniziativa era stata assunta dai gruppi del Pd, Sel, Lcp, Fli e Forza Lombarda  dopo che Inga aveva accolto la richiesta di Ghezzi, capogruppo PDL – FI,  di accorpare in un’unica votazione l’emendamento presentato dalla “maggioranza” al solo scopo di impedire che si discutessero le proposte di modifica presentate dall’opposizione.
Con quella decisione Inga si era reso subalterno ai voleri del suo partito, violando una regola già stabilità dal Consiglio comunale e dimostrando apertamente di non saper tutelare i diritti delle minoranze consiliari.
Nel suo piccolo Inga potrà vantare un record: mai prima d'ora nella storia del Consiglio comunale di Monza era stata presentata una mozione di sfiducia nei confronti di un suo Presidente.
Ora si arriva dunque alla decisione.
Non è un mistero che questo presidente non goda di ampi consensi  nemmeno tra gli  esponenti del suo stesso partito, molti dei quali non hanno mai digerito la sua designazione imposta da ambienti vicini a circoli “culturali” cittadini ristretti ma molto influenti in casa della destra.
D’altronde la clamorosa scivolata all’esordio di questa tornata amministrativa se la ricordano ancora tutti. E tutti rammentiamo con una certa soddisfazione la faccia stravolta di Paolo Romani quando fu annunciato l’esito della votazione: Daniele Petrucci eletto presidente del Consiglio comunale, Inga clamorosamente bocciato.
Poi Petrucci venne convinto a dimettersi ( in cambio di un posto nel Consiglio provinciale…) e Inga, dopo una nuova votazione, fu eletto alla carica.
Questa volta dalla parte di Inga c’è lo Statuto comunale che gli verrà in aiuto. Per dichiarare la sfiducia del Presidente occorre infatti che una maggioranza molto ampia ( ventisei consiglieri su quaranta) si pronunci in tal senso.
Per non correre comunque alcun rischio, la “maggioranza” vorrà che il voto sia palese anziché segreto.
Un modo che sicuramente diminuisce il prestigio del Presidente, ma lo mette al riparo da un’altra clamorosa figuraccia.

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